Sala III

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La terza sala espone alcune opere legate al tema della Passione di Cristo:

In fondo alla sala, è esposto un corredo d’altare, formato da quattro vasi con fiori e sei candelieri di misure differenti realizzati in bronzo dorato e legno dipinto. Di particolare bellezza sono le giare con doppia ansa, decorate con grappoli d’uva e teste di cherubino alate, su cui s’innestano serti di fiori in lamine d’argento in parte dorate. L’abilità e la perizia dell’artista sono tali da riprodurre diverse tipologie di fiori, tra cui riconosciamo rose, anemoni, tulipani, fiori in bocciolo o a corolla aperta, realizzati con minuziosi particolari. Sec. XVII.

fascia-1Al centro della parete si trova una croce d’altare in argento fuso e cesellato, con parti aggettanti in rame dorato; presenta al centro il Cristo crocifisso circondato da angeli, a tutto tondo, svolazzanti, che sorreggono i simboli della Passione. La base triangolare è impreziosita da figure di uomini che sorreggono il piede della croce, a forma di vaso ornato da festoni di ghiande e da un medaglione raffigurante la Madonna Assunta; è opera di argentiere messinese e datata 1711.

Nella vetrina centrale si trovano alcune delle opere più antiche del museo:

Croce astile, in lamina d’argento, sbalzata su anima in legno. La croce raffigura al centro il Cristo Crocifisso secondo i modelli toscani, a sinistra la Vergine, in alto l’Arcangelo Michele, a destra San Giovanni Evangelista e in basso il Monte Golgota, detto anche il “Luogo del Cranio”.

fascia-2Sopra la testa del Cristo un’iscrizione in greco riferisce “Gesù Cristo, re della gloria”. La croce presenta diversi tondi, un tempo utilizzati come castoni per reliquie o gemme, oggi non più esistenti. Sul verso della croce è raffigurata la Vergine orante, secondo l’iconografia bizantina e ai lati i quattro evangelisti; il fondo è decorato da girali vegetali anch’essi di influenza bizantina. L’opera, tra le più antiche della collezione risale al XII-XIII secolo.

Il calice in argento dorato, è decorato con 36 smalti traslucidi. L’opera, come riferito da un’iscrizione che si trova nel nodo, fu realizzata a Napoli, da Giovanni di Ser Iacopo da Firenze, orafo di corte della regina Giovanna I d’Angiò, probabilmente intorno al 1348, su commissione di Soru Stefania Rufula, suora appartenente all’ordine di S. Chiara. Ampi sono i riferimenti alla spiritualità francescana che troviamo nelle raffigurazioni a smalto del nodo tra cui San Francesco d’Assisi e Santa Chiara. Sulla base inoltre, entro smalti quadrilobati, sono raffigurati la Vergine dolente, il Cristo Crocifisso, San Giovanni evangelista, San Pietro Apostolo, San Paolo e San Giovanni Battista. A diverse altezze del calice sono raffigurati uccelli acquatici simbolici, tra cui il pellicano, simbolo del Cristo.

fascia-3Il calice a coppa larga in argento dorato, fu donato dall’Arcivescovo Filippo Crispo, vescovo di Messina dal 1392 al 1402. Il calice, dalla base ottagonale, presenta una decorazione con smalti di colore rosso e blu, decorati con rami fogliacei e figure in rilievo di Santi diversi e del Cristo Crocifisso. Nel fusto sono incisi i chiodi, simbolo della Passione di Cristo e lo stemma del prelato.

Ostensorio in oro, dalla complessa struttura architettonica. La base ottagonale, raffigura in cinque tondi dipinti a smalto episodi dell’antico e nuovo Testamento, quali, l’Ultima cena, la cena in Emmaus, Davide che trasporta l’Arca Santa a Gerusalemme, Elia e l’Angelo, il Sacrificio d’Isacco, la raccolta della manna. L’unica scena della base non realizzata a smalto, raffigura Melchisedeck che offre pane e vino ad Abramo.

ostensorio-oroultima-cenaDagli angoli della base si elevano quattro bracci a candelabro su cui quattro angeli, in bronzo dorato, sono rivolti verso la parte centrale in atteggiamento di preghiera.

Il fusto dell’ostensorio è particolarmente articolato: su delle zampe leonine s’innalza un elemento centrale decorato da teste d’angelo smaltate, sopra le quali un nodo ovale presenta quattro smalti raffiguranti altre scene bibliche: Giuseppe e i suoi fratelli in Egitto, Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia, Mosè che innalza il serpente nel deserto e Sansone che beve dalla mascella d’asino dopo l’uccisione dei Filistei. Sopra il nodo un anello raffigura il Sacro cuore di Gesù a cameo, con cornice di brillanti. La raggiera fiammata è decorata con smalti di colore rosso e da una cornice di diamanti a tavoletta. L’opera fu probabilmente realizzata da Giuseppe Bruno orafo messinese specialista per le lavorazioni a smalto, nel sec. XVII.